… ma il jet-leg non ci ha dato particolari problemi a parte una mia nottata in bianco, e un forte mal di testa per Valeria la prima notte ma questo era ampiamente nel conto. Provo a riassumere gli scorsi giorni. Se teniamo conto che Tokyo ha almeno una dozzina di milioni di abitanti ed è divisa in un numero imprecisato di zone (che si sono sviluppate intorno alle stazioni) la visita si articola nelle zone in cui si riesce ad andare. Ieri ad esempio siamo andati nel pomeriggio a Shibuya, abbiamo preso la nostra buona metro sotto casa e siamo arrivati in zona. Non ci è nemmeno passata per la testa l’idea di andare a piedi perché le zone di Tokyo sono collegate da stradoni a 4 corsie con sopraelevate e sottopassi per il traffico commerciale e i taxi, poche le auto private, quasi inesistenti moto e motorini; ci sono abbastanza biciclette penso usate per muoversi in zona. Ieri mattina invece sveglia presto per essere alle 7 al mercato del pesce di Tokyo, forse il più grande del mondo. All’alba si tiene l’asta dei tonni ma adesso non è più accessibile ai turisti così abbiamo potuto prendercela comoda e alzarci alle 6 invece che alle quattro… Il mercato del pesce è una zona sterminata e caotica, dove rischi ogni 3 secondi di farti travolgere da dei dannati carrellini elettrici che sfrecciano senza pietà tra i banchi dei grossisti, tra bacinelle di pesce più o meno vivo, tinozze di teste mozzate di tonno, cozze grosse come vassoi, pesci di tutti i tipi, anguille, aragoste che cercano disperatamente di scappare.
Ci sono circa 1400 “banchetti”. Si può capire perché finita la visita prima delle 9 non avessimo poi tutta quella voglia di una colazione a base di sushi! Tutto intorno vi sono decine di centinaia di banchetti che vendono ogni cosa, frutta, verdura (tanti funghi) ma anche the, magliette, stoviglie, coltelli. Tutto tranne schede SD per la macchina foto che avevo dimenticato nel pc e così ho imprecato per tutto il tempo contro i carretti e contro me stesso (meno male che Valeria aveva la sua!). Approfittando della giornata bellissima siamo andati a Odaiba, un’isola artificiale con poche abitazioni, un paio di centri commerciali che sono vere e proprie città dello shopping e una serie di “building” impressionanti come quello della Fuji pieno zeppo di negozi, bar, stand inneggianti a tutte le serie TV della Fuji.
Devo dire che ringrazio Iddio che i cartoni animati giapponesi sono nati quando ero già grandino, qui capisco un terzo di quello che mi circonda ma è proprio quello che mi salva, dovessi star dietro anche a quelle cose ci metterei tanto di più perché ogni momento c’è qualche cosa da vedere. Ed è così anche Akihabara, il paradiso dell’elettronica dove il sottoscritto si è sentito improvvisamente vecchio, circondato da migliaia di pc, macchine foto , device vari di cui non riusciva a cogliere le differenze. E allora di questa città cosa mi resta?
- La folla, mai vista tanta gente così in giro. Ho fatto un filmatino di un minuto ieri sera per spiegare cosa vuol dire la folla che attraversa un semaforo, il SEMAFORO di Tokyo davanti alla stazione di Shibuya (quella del cagnolino Hachiko). O la folla al mattino che va a lavorare con la metro o le migliaia di persone che vedi ovunque.
- Le luci alla sera sulle strade affollate, ad Akihabara con tutti i personaggi dei manga, a Shinjiuku, a Shibuya, a Ginza con le migliori firme che si sono fatti dei veri e propri palazzi di vetro e acciaio.
- Le immagini dei bambini in divisa che vanno a scuola prestissimo al mattino. Si, in divisa fin dall’ asilo, li abbiamo visti ieri quando ci siamo persi nei sobborghi giocare in un giardinetto con le loro gonnelline in panno e c’erano 32 gradi all’ombra. E allora ti spieghi perché quando crescono si tingono i capelli di giallo, vanno in giro vestite e truccate come i personaggi dei fumetti!
- La sicurezza di una metropoli in cui i bambini di 7-8 anni vanno a scuola in metropolitana da soli.
Ma devo essere onesto non ho ricevuto quel pugno nello stomaco, quella emozione profonda che ho provato a Manhattan. Qui ci sono aree modernissime, Andrea dice che ricordano SIM city (ma io non ci ho mai giocato), ma le emozioni almeno per me le ho provate da altre parti.
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