Ho promesso ai miei figli di evitare argomenti seri o seriosi per fare in modo che questo blog rimanga “leggero”. Ma quando ci vo .. ci vo. E allora affronto un tema scottante: le “ Toilet”.
Si, proprio i cessi in Giappone.
Prima di partire, cercando su internet, trovi di tutto e di più sull'argomento per cui quando arrivi qui sei un po’ timoroso scendendo dall’ aereo. Ma come al solito la realtà è molto più complessa della fantasia per cui c’è proprio bisogno di un trattatello che affronti in ordine le tematiche : accoglienza, tipologie, funzionalità e varianti.
L’accoglienza nelle toilette che abbiamo incontrato è ottima, sono dappertutto non pulite ma linde, frutto di continua assistenza da parte di un numero incredibile di addetti. Possono essere spaziosissime come quelle dei luoghi pubblici o microscopiche come in certi alberghi o ristoranti ma c’è sempre tutto, magari incastrando il lavandino sopra lo sciacquone in modo che quando “tiri l’acqua” lo sciacquone si ricarichi tramite un piccolo rubinetto in cui ti puoi lavare le mani (e va beh non l’ho capito subito è vero ma dopo un po’ di volte ho studiato il marchingegno).
Tipologie. Esistono sostanzialmente 3 tipi: gli orinatoi, quelle japanese styles e le western styles (le nostre insomma). I primi sono i più semplici, un po’ bassini per noi (d’altra parte una buona parte dei giap sono piccoletti e sarebbe imbarazzante per loro pisciare in un sarcofago più alto di loro!). Le loro funzionalità sono ridotte al minimo anche se spesso è presente un gancetto laterale a cui appendere l’ombrello (ma questo l’ho scoperto solo 10 giorni dopo grazie a un’iconcina) sperando nella propria e altrui mira!
Le japanese style sono la versione minimalista delle nostre turche di cui è rimasto proprio solo il buco o poco più. E di nuovo è questione di mira e di “size” perché il tutto insiste su un buchetto allungato di una cinquantina di cm. Auguri!
Le più affascinanti sono però le western style in cui l’ingegno nipponico ha dato il meglio di se, dotandole di ogni sorta di gadget. Così appena entri non ti preoccupi prima di tutto di espletare, ma di trovare dove cavolo avranno appeso le istruzioni, sperando vivamente che siano in inglese.
La cosa funziona più o meno così: appena ti siedi incominci a sentire rumorini e vibrazioni inaspettate (soprattutto perché “esterne”) e pensi che il terremoto ti abbia beccato nel momento meno adatto. Tranquillo! E’ solo la pompa che carica il serbatoio per scaldare l’acqua per la doccetta per lavare gli zebedei e i dintorni. Ma nel contempo può partire in automatico un rumore di sciacquone (altri hanno un apposito pulsante) e mentre ti chiedi cosa cavolo hai fatto, ti sembrava di esserti solo seduto su un cesso, ti viene in mente che avevi letto da qualche parte che per coprire i rumori fisiologici i giapponesi fanno sentire la registrazione dello sciabordio dell’ acqua; ma ad un volume così alto che potresti tranquillamente scannare un vitello che nessuno fuori se ne accorgerebbe.
E poi c’è la doccetta che ha un certo numeri di pulsanti per determinare la zona da detergere con un simbolismo davvero spassoso e può avere la funzione ondulatoria che… lasciamo perdere.
Nel primo hotel di Tokyo ci siamo bolliti le parti basse sino a che sono riuscito a capire come si faceva a disinserire il riscaldamento dell’asse, funzione indispensabile con 32 gradi fuori!
Ho provato a fotografare un po di modelli in un grande magazzino dove ce ne erano un gran numero in vendita, ma un gentilissimo commesso me l' ha impedito, nemmeno stessi ritraendo una postazione militare, Top Secret!


Molto istruttivo!!! Siete instancabili, complimenti e bacioni. P.S. non ho perso una puntata.
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