Abbiamo lasciato Kyoto, un po' a malincuore, direzione Hiroshima, con l'intenzione di visitare il castello Himeji (che è sulla strada), ma quando eravamo al ticket office, hanno tentato di scoraggiarci. Il castello è in restauro e l'addetto delle ferrovie ci ha dato da leggere un bel depliant che in pratica diceva che avremmo visto ben poco (ve lo figurate da noi...). Ma noi testardi abbiamo deciso di andarci ugualmente, le cose che non siamo riusciti a vadere le ritroveremo in un bel nmero di film ("la tigre e il dragone", "l'ultimo samurai", "007 si vive solo 2 volte") che Valeria cercherà di farmi vedere.
Ed è andata bene perché è vero che del castello si vede pochino perchè è ingabbiato in un castello di impalcature impressionante, poco fuori ha un bellissimo giardino, un'oasi di verde curatissima.
Ma la giornata ci ha riservato altre emozioni. Tanto per iniziare il viaggio Himeji-Hiroshima, circa 300 km. con una tappa in mezzo, in 56 minuti sul Nozomi. faceva davvero impressione pensare che stavamo viaggiando a più di 300 Km allora su un treno bello lungo, quando si dice "volare basso"...
E poi Hiroshima con il museo, visto un po di corsa ma ugualmente terrificante. E non sono tanto i vestiti bruciacchiati, le suppelllettili fuse che ti stendono, quanto la foto area di Hiroshima poche ore prima e qualche minuto dopo: una città e la desolazione.
Per altro Hiroshima è ora una città gradevole (circa un milione e duecentomila abitanti) in cui abbiamo trovato un hotel molto carino, proprio a 2 passi dalla stazione affacciato su uno degli innumerevoli fiumi che attraversano la città ( Hotel Flex ).
E ieri una emozione ancora diversa perchè siamo andati sull'isola di Miyajima, quella del Tori rosso in mezzo al mare.
Foto a raffica perchè il tempio è circondato dall'acqua solo con l'alta marea e c'era la bassa. E poi si sale un po’, questa isoletta è tutto un susseguirsi di colline con il monte Misen che la sovrasta dall’alto dei suoi 535 mt), per raggiungere un bel tempio buddista con tanto di cerimonia, tamburi e canti. Il tempio è cosparso di centinaia di statuette di granito che raffigurano dei bimbi piccoli.
Hanno probabilmente un significato funerario e in alcuni casi sono inquietanti, ma altre sono davvero simpatiche. Proprio all’uscita del tempio parte un percorso naturalistico che avevo adocchiato su internet; si presenta come un sentiero con una scalinata che si inerpica sulla collina. Siamo perplessi e chiediamo ad una americana che sta scendendo: “Molto duro” è il suo commento. E’ quasi una sfida e allora si va, in fondo dovrebbero essere solo 400-500 mt. di dislivello in un comodo sentiero su per le pendici boscose. E’ vero che la temperatura è almeno di 30°, che l’umidità supera di certo il novanta per cento, che almeno per quanto si vede sono tutti gradini di granito non proprio perfetti ; ma cribbio, noi siamo almeno degli escursionisti esperti nelle nostre alpi e a ben altre quote. E invece viviamo un’esperienze allucinante perché è chiaro fin da subito che la salita è durissima, la scala è praticamente continua e l’ombra solo apparente. Saliamo sempre più spossati facendo brevi pause per un tempo indefinito, chiedendoci quando mai finirà questo cavolo di montagnola.
Arriviamo stravolti ad un bivio in prossimità della cima come sembra indicare la cartellonistica tutta in giapponese. Ma abbiamo finito il mezzo litro di acqua che avevamo e non ci fidiamo, decidiamo di scendere prendendo però un sentiero diverso da quello di arrivo sperando in un pendio più dolce per non distruggere definitivamente il mio povero menisco. Il percorso(fortunatamente ben segnalato) invece si inoltra in un bosco fittissimo, scuro e nero a tratti opprimente e costellato da rocce gigantesche e scende su un pendio ripidissimo con scalini non proprio ergonomici. Non c’è nessuno e all’inizio abbiamo proprio un po’ di paura, ma non ce lo diciamo e proseguiamo, fortunatamente sempre in discesa. Insomma arriviamo in paese alle 3 del pomeriggio spossati, affamati. Ci fermiamo nel primo ristorantino (riso, soba e birra), ci stendiamo su 2 panchine di granito e ci addormentiamo come massi. I cervi che popolano questa isola e si aggirano indisturbati per le strade (come anche a Nara) nutriti dai turisti, avrebbero potuto mangiarmi anche i pantaloni mentre dormivo (a volte lo fanno).
Quando ieri sera abbiamo scaricato le foto abbiamo ricostruito la tempistica. Siamo saliti per non più di un’ora (che ci è sembrata un’eternità) e siamo scesi per due ore e mezza! Ma la nostra percezione era completamente diversa, ci sembrava di aver camminato in salita almeno per 2 ore e la discesa ci era sembrata comunque più corta della salita, scherzi dell’ età e dell’umidità!-
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